Frigoriferi, televisori, condizionatori o forni a microonde. Tutti elettrodomestici che alla fine della loro vita diverranno inevitabilmente rifiuti ingombranti e talvolta inquinanti per via delle sostanze pericolose contenute al loro interno. E che dal primo luglio verranno raccolti in maniera differente da parte dei cittadini, grazie allapprovazione da parte della conferenza unificata Stato Regioni del decreto legislativo 151. Decreto che recepisce le normative europee in materia di rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE), introduce il principio di responsabilità del produttore per i prodotti a fine vita e che ora attende il passaggio in consiglio di Stato e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale perché tutto sia avviato. Limportanza di questo decreto è racchiuso nei numeri previsti dallo stesso documento. Secondo le stime, saranno circa 4 kg di rifiuti per abitante, che si traducono in 240.000 tonnellate sottratte alle discariche presenti in Italia e che al momento sono in affanno per lo smaltimento. Senza dimenticare il recupero e il riutilizzo dei materiali e il trattamento corretto delle sostanze pericolose. Chi dovrà liberarsi di un elettrodomestico rotto o da sostituire non dovrà fare altro che recarsi in uno dei punti di raccolta RAEE, gestito da appositi Consorzi, e lasciarlo là. Oppure, in caso si compri un analogo prodotto, il ritiro sarà gratuito e avverrà direttamente a casa.

A differenza di quanto ipotizzato inizialmente, durante la seduta della conferenza unificata Stato Regioni è stata introdotta una novità che riguarda un periodo di regime transitorio di 4 mesi, che andrà dal primo luglio al 31 ottobre. Durante questo lasso di tempo, mentre le aziende produttrici che saranno le responsabili della gestione della raccolta dei rifiuti e delle strutture adibite si iscriveranno al registro dedicato, continueranno ad essere i Comuni a occuparsi alla raccolta e al riciclo RAEE, con lobbligo di creare e gestire le aree. Al termine dei quattro mesi il testimone passerà definitivamente ai Consorzi per il ritiro del materiale. Per finanziare questo sistema, i produttori applicheranno un eco contributo sul prezzo dei prodotti nuovi, sia separato (e quindi visibile al momento dellacquisto) sia inserito nel costo finale (quindi invisibile). In Italia sono 110.000 le aziende che producono i materiali elettrici ed elettronici, per un fatturato di 32 miliardi di euro. Ci lavorano circa 212.000 addetti, rappresentando così il secondo settore nel Paese dopo quello automobilistico, e sono attualmente 40 gli impianti di riciclo. Il nostro Paese al momento è indietro rispetto agli altri in Europa. La Svizzera, ad esempio, ricicla RAEE dal 1992 e dal 2000 ha recepito le nuove norme. La Norvegia lo ha fatto nel 1998, il Belgio nel 2001. Nonostante il ritardo, però, lindustria italiana è già molto avanti e ha dato vita a una decina di consorzi ed è probabile che nei prossimi mesi altri si aggiungano. Inoltre, in anticipo rispetto ai tempi previsti dalla legge, è stato costituito un Centro di Coordinamento che rappresenterà tutti i consorzi dei produttori nei confronti degli interlocutori di riferimento, quali ministero o Anci.

(Adnkronos)

Rifiuti elettrici ed elettronici, dal primo luglio cambiano raccolta e smaltimento
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